LO SAPEVI CHE…?
Appunti Artistici a cura di Alessandra Bollini.
Fino al 16 giugno 2013 è visitabile a Ravenna la mostra “Borderline. Artisti tra normalità e folliaDa Bosch a Dalì, dall'Art brut a Basquiat”.
L'obiettivo della mostra è di superare i confini che fino ad oggi hanno racchiuso l'Art Brut e l' "arte dei folli" in un recinto, isolandone gli esponenti da quelli che la critica (e il mercato) ha eletto artisti "ufficiali".
Tra gli artisti consacrati spicca il nome di Jean-Michel Basquiat, che desta curiosità soprattutto tra i visitatori più giovani.
Questo primo appuntamento di “appunti” è dedicato proprio al giovane, fascinoso e tormentato artista, spentosi all’età di 28 anni, che come sogno, fin da bambino, aveva quello di “diventare famoso”.
Nato nel 1960, da padre haitiano e madre portoricana, crebbe nella dura e razzista New York, come un outsider. La sua pelle nera gli impedì, anche al culmine del successo, di fermare un taxi, e nelle sue vene, come nella sua produzione artistica, scorreva un profondo legame con l’arte tribale vicino alle tradizioni estetiche afroamericane.
Partito dal graffitismo col “tag” SAMO (the same old shit) nella sua carriera si riferì ad artisti come Picasso, Dubuffet e Rauschemberg.
Nel 1984 ebbe inizio il sodalizio, e il culmine del suo successo, con Andy Warhol: molto diversi tra loro, si contaminarono a vicenda, portando Andy ad avvicinarsi alla pittura e inducendo Jean-Michel a sperimentare la serigrafia.
Il giovane Basquiat aveva la dote di unire, con violenza e in una visione molto personale, l’arte primitiva, la vita, i media con segni violenti, parole e simboli per esprimere in modo potente i suoi messaggi.
“Cancello le parole” dichiarò “in modo che le si possano notare. Il fatto che siano oscure spinge a volerle leggere ancora di più”.
All’età di 7 anni Jean-Michel venne investito da un’auto: l’incidente gli costò diverse cicatrici e l’asportazione della milza. Questo evento traumatico riecheggia in alcune opere, sotto forma dell’ ossessiva frammentazione del corpo.
Genio selvaggio, affamato d’amore ma incapace di amare a sua volta, ipersensibile, vulnerabile e ribelle, si rovinò con le sue mani per colpa della droga, che gli risultò fatale.
Il prezzo del successo era insostenibile, e alle volte corrispondeva a 300 dollari di eroina e altri stupefacenti consumati in un giorno.
Tra le passioni di Basquiat vi era la musica e si identificò nell’altrettato geniale e tormentato Charlie Parker: Basquiat voleva diventare il Charlie Parker della pittura.
Alla mostra Borderline, l’opera di Cesare Inzerillo “Bird of Paradise” (2010) è un omaggio al grande sassofonista che, nonostante fosse dotato delle “ali” del genio, non riuscì mai a spiccare il volo appesantito dalla sua sensibilità e tormentata vita personale, segnata da droga e alcol.
MAR - Museo d'Arte della Città di Ravennawww.museocitta.ra.it
Sito ufficiale del Museo d'Arte della città di Ravenna: arte moderna e contemporanea, dal 14° secolo ai giorni d'oggi: mostre, speciali, retrospettive,